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Manifesto
dei Diritti delBambino Nato Prematuro
Prefazione del Sen. Antonio Tomassini
pag. 03Prefazione dell’On. Eugenia Roccella
pag. 05Introduzione
1. Prevenzione della prematurità pag. 11
2. Assistenza al neonato prematuro pag. 23
3. Accoglienza, accompagnamento
e follow-up pag. 29
Carta dei diritti del bambino nato prematuro
pag. 37Advisory board
pag. 41
Prefazione
del Sen. Antonio Tomassini
*La gravidanza è uno degli eventi più intensi della vita della donna e della coppia.
La nascita prematura, avvenuta senza aver completato la 37
a settimana di gestazione, rappresentaun evento relativamente frequente.
Si calcola infatti che il 6,9% delle nascite avviene prima del termine e le cause possono essere molteplici,
ma l’assistenza medica specifica neonatologica rivolta a questi neonati ha mostrato evidenti
progressi negli ultimi anni con conseguente rilevante aumento della loro sopravvivenza, che ha
raggiunto valori anche superiori al 90%.
Infatti la possibilità di sopravvivenza, proporzionale al peso e all’età gestazionale, si è spostata
sempre più in basso sia per il peso (anche di 500 grammi!) che per l’età gestazionale (anche di 23
settimane!).
In un’ottica di “moderna“ neonatologia, i fattori che hanno consentito questi risultati sono molteplici:
• aspetti organizzativi delle cure perinatali (coerenza di cura tra livelli ostetrici e neonatologici,
con centralizzazione delle gravidanze ad alto rischio e formazione avanzata del personale di assistenza
ostetrica e neonatologica);
• miglioramenti clinici specifici verso la prevenzione della prematurità;
• maggiore attenzione alla gestione degli aspetti comportamentali e relazionali del soggetto prematuro;
• assistenza personalizzata e modulata in base alla valutazione comportamentale di ogni singolo
neonato ed interventi individualizzati;
• metodiche che promuovono il rapporto tra la madre e il proprio bambino, e promozione dell’allattamento
materno.
Ma non basta, bisogna tener presente che alla fine del suo percorso ospedaliero il neonato necessita,
per il rischio evolutivo connesso alle sue caratteristiche e alla patologie che ha presentato in epoca
neonatale, di un follow-up multidisciplinare che ne segua lo sviluppo fisico e psicomotorio nella
sua globalità.
Infatti, nonostante i miglioramenti assistenziali , circa il 10% dei neonati con un peso alla nascita
inferiore a 1500 grammi presenta una problematica grave a distanza (paralisi, broncodisplasia, cecità,
sordità…), mentre il 20% presenta disturbi “minori” dello sviluppo che possono configurarsi
come disturbi di attenzione, comportamento e apprendimento.
E’ perciò fondamentale che il piccolo sia inserito in un programma di follow up che si propone da
un lato l’individuazione precoce di eventuali disabilità o disarmonie di sviluppo, dall’altro la formulazione
di proposte di intervento, considerando e integrando sia gli aspetti organici, sia le difficoltà
funzionali dello sviluppo somatico, psicomotorio ed emotivo.
Il servizio di follow up deve affiancare l’assistenza del pediatra curante e fungere da riferimento,
guidando il bambino e la sua famiglia, soprattutto in caso di patologia, nel difficile percorso del
programma riabilitativo.
Nel caso di un neonato che nasce prematuro, appare evidente quanto sia importante che tutti i
professionisti presenti nel punto nascita (neonatologi, infermieri, psicologi, fisiatri, fisioterapisti)
siano in grado di offrire un aiuto professionale per far sì che un figlio prematuro non costituisca un
limite per l’evoluzione positiva della propria famiglia, bensì una grande risorsa.
Per tali ragioni la prematurità è all’attenzione delle istituzioni anche con iniziative legislative, mirate
ad assicurare ad ogni bambino prematuro tutte le cure di cui ha bisogno, tenendo in considerazione
anche l’importante ruolo delle famiglie e il supporto di cui esse necessitano in caso di nascita pretermine.
A tal proposito grazie all’impegno ed alla proattività dell'Associazione Vivere è stato costituito un
prestigioso gruppo di esperti nell’ambito della neonatologia, della ginecologia, dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità e del Terzo Settore, che ha dato alla luce il Manifesto dei diritti del bambino
nato prematuro: primo ed unico esempio al mondo di percorso codificato al quale potranno ispirarsi
tutti gli individui, le organizzazioni nazionali ed internazionali e le Istituzioni che collaborano per
migliorare la salute dei bambini nati prematuri e la qualità di vita dei loro familiari.
Mi auguro che questo lusinghiero primato italiano che di fatto rappresenta la pronta risposta alla
“call to action” del 22 Settembre 2010, del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki – Moon,
possa servire da stimolo per sviluppare anche negli altri Paesi politiche di sostegno ai bambini nati
prematuri ed alle loro famiglie.
*Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità - Senato della Republica
Prefazione
dell’On. Eugenia Roccella
*Un bambino che viene al mondo prima del termine deve necessariamente essere trattato come
qualsiasi altra persona in condizioni di rischio e adeguatamente assistito. Su questo principio convergono
ormai le opinioni di gran parte del mondo scientifico, che, nel corso degli anni, forte anche
dell’avanzamento delle tecnologie e delle nuove scoperte scientifiche che hanno aumentato le probabilità
di sopravvivenza di questi neonati, ha saputo rispondere a chi sosteneva invece che ai prematuri
e ai grandi prematuri dovessero essere fornite solamente le cure compassionevoli senza un
soccorso diretto, anche per il timore dello sviluppo di disabilità in futuro. Un bambino, invece, dal
momento stesso in cui nasce è un cittadino a tutti gli effetti e deve veder riconosciuti anche per sé
i diritti garantiti a ogni cittadino italiano, per primo quello alla salute e all’assistenza sanitaria che
la nostra Costituzione richiama all’articolo 32.
La comunità medico-scientifica discute da tempo sugli eventuali limiti temporali da indicare come
spartiacque fra chi deve essere rianimato e chi no. In un parere che il nostro Comitato Nazionale di
Bioetica (Cbn) ha elaborato nel 2008 si afferma invece che non è possibile dare indicazioni cronologiche
precise, fissando aprioristicamente una soglia sotto la quale non rianimare, sempre e comunque,
che è necessario invece valutare caso per caso e che “i criteri che in generale si devono
adottare per la rianimazione dei neonati non possono differire da quelli che vengono adottati per
rianimare un bambino uscito dalla fase neonatale o un adulto”. In quello stesso parere il Cnb richiamava
all’applicazione adeguata dell’articolo 6 della legge 194 sulla tutela della maternità e
l’interruzione di gravidanza, dove si specifica che, se c’è possibilità di vita autonoma per il nascituro,
il medico deve adottare ogni misura autonoma per salvare il figlio: soltanto qualora il medico valutasse
che le cure dedicate al neonato si sono trasformate in inutile accanimento terapeutico, deciderà
di non operare oltre, e al bambino devono essere fornite comunque tutte le cure necessarie
per garantirgli il sollievo dalla sofferenza.
Sulla stessa linea si sono chiaramente espressi a febbraio del 2008 i responsabili delle cliniche universitarie
della Sapienza, di Tor Vergata, della Cattolica e del Campus Biomedico, e di alcune società
scientifiche, nel documento noto come “Carta di Roma”, nel quale si legge: “Con il momento della
nascita la legge attribuisce la pienezza del diritto alla vita e quindi all'assistenza sanitaria. Pertanto
un neonato vitale va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio ed assistito adeguatamente”
Considerazioni analoghe sono state espresse dal Consiglio Superiore di Sanità nel 2008, quando
l’autorevole consesso ha ribadito che “al neonato, dopo averne valutate le condizioni cliniche” devono
essere “assicurate le appropriate manovre rianimatorie, al fine di evidenziare eventuali capacità
vitali, tali da far prevedere possibilità di sopravvivenza, anche a seguito di assistenza intensiva”.
Una particolare attenzione nei confronti dei bambini nati prematuri infatti rientra nei doveri di una
società attenta a tutti, e in particolar modo ai più deboli. E al contrario il convincimento di alcuni
che la loro vita non debba essere soccorsa per il timore di una eventuale disabilità futura può portare
verso nuove e pericolose disuguaglianze, verso un mondo diviso fra chi è “fit” e “unfit”, adatto o
inadatto ad esistere.
Nell’affrontare questo delicato tema non dobbiamo però dimenticare i genitori. A loro, in un momento
di difficoltà e ansia estreme come quello di cui parliamo, deve essere garantito tutto l’aiuto
e il supporto possibile, perché possano sentirsi sostenuti nell’accoglienza e nell’amore verso il loro
bambino.
*Ministero della Salute – Sottosegretario di Stato
Introduzione
S
ono circa 13 milioni i bambini che nascono prematuri all’anno nel mondo, mezzo milionenella sola Europa; un fenomeno che genera altri numeri allarmanti: quattro milioni
l’anno sono i decessi correlati alla prematurità. Uno scenario drammatico, da
affrontare senza ulteriori indugi, attraverso uno sforzo congiunto che preveda l’impegno
sinergico di Istituzioni, Mondo Scientifico, Associazioni dei Pazienti e Movimenti
dei Genitori. Tuttavia, nonostante i dati disponibili indichino che il numero delle nascite premature,
già assai cospicuo, sia in crescita continua tanto nei Paesi industrializzati quanto in
quelli in via di sviluppo, al momento si registra una palese assenza di politiche nazionali finalizzate
a ridurre l’impatto di questo fenomeno e a migliorare gli outcome associati alla prematurità.
Il parto pretermine non è solo un problema medico, ma rappresenta un esempio di
disparità socio-sanitaria, sia in termini di accesso ai servizi di cura, che di supporto sociale per
le famiglie. Obbligo morale di tutti è dunque rimuovere le barriere che impediscono l’accesso
a tali servizi e fare cultura su questo argomento, al fine di ridurre le ingiustizie sociali.
Nel corso degli ultimi anni c’è stata una netta presa di coscienza da parte delle Istituzioni Politiche
dell’Unione Europea, e in particolare del Parlamento Europeo, sull’importanza di tutelare
la salute di tutti, ma soprattutto di alcuni gruppi di persone più deboli e vulnerabili, quali ad
esempio i bambini. A nascere prematuro è un bambino su dieci in Europa e questo ha pesanti
ripercussioni tanto sui genitori, che sui budget sanitari degli Stati. Perdita di giornate di lavoro,
oltre ad un immaginabile stress fisico ed emotivo nel primo caso; impegno notevole di risorse,
umane ed economiche, da parte dei servizi sanitari nazionali, nel secondo. È necessario dunque
che le Istituzioni riconoscano la prematurità come una priorità legislativa. E l’OMS (Organizzazione
Mondiale della Sanità) potrebbe contribuire al raggiungimento di questo obiettivo attraverso
la creazione di task force dedicate, sia a livello di singoli Paesi che a livello
internazionale.
Nel nostro Paese ha preso il via il progetto di un ‘Manifesto dei diritti del bambino nato prematuro’,
grazie a un meccanismo virtuoso che ha visto il coinvolgimento diretto di Associazioni dei
Genitori, Società Scientifiche e Professionali, politici, settore privato e società civile. Si tratta di
un punto di svolta importante perché, per la prima volta nel mondo, una Nazione ha deciso di
darsi una ‘roadmap’ codificata, alla quale possono ispirarsi tutti gli individui, le organizzazioni
e le Istituzioni che lavorano con l’obiettivo di contribuire a migliorare la salute delle madri e
dei bambini. È un lusinghiero primato per l’Italia, un esempio eccellente che si spera venga se-
Introduzione
di Associazioni dei Genitori, Società Scientifiche e Professionali, politici, settore privato e
società civile. Si tratta di un punto di svolta importante perché, per la prima volta nel mondo,
una Nazione ha deciso di darsi una ‘roadmap’ codificata, alla quale possono ispirarsi tutti gli individui,
le organizzazioni e le Istituzioni che lavorano con l’obiettivo di contribuire a migliorare
la salute delle madri e dei bambini. È un lusinghiero primato per l’Italia, un esempio eccellente
che si spera venga seguito e perseguito anche da altri Paesi, con l’augurio di arrivare così un
giorno a realizzare una vera sinergia a livello internazionale, finalizzata a migliorare la salute
del bambino prematuro e ad assicurare un adeguato sostegno socio-sanitario alle famiglie.
La ‘Carta dei diritti del bambino nato prematuro’ rappresenta la pronta risposta italiana
alla ‘call to action’ del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che il 22 Settembre
2010 ha presentato all’Assemblea Generale dell’ONU la Strategia Globale per la Salute delle
Donne e dei Bambini. La Strategia impegna le Nazioni Unite a stimolare e coordinare gli sforzi
di Governi, organizzazioni, imprese e società civile per il miglioramento della salute delle donne
e dei bambini di tutto il mondo. Perché abbia successo, la Strategia richiede il contributo di
tutti, cittadini comuni e addetti ai lavori. Tutti possono dare un contributo che, sommato a
quello degli altri, può risultare determinante. La ‘Carta del bambino nato prematuro’, nata dalla
collaborazione tra Associazioni di genitori, Comunità Scientifica e impresa privata è un esempio
concreto di come la Strategia possa essere messa in atto perché, come afferma Ban Ki-moon “è
adesso il momento di unire le forze in un impegno congiunto” per migliorare la vita delle donne
e dei bambini di tutto il mondo. trategia Globale per la Salute delle Donne e dei Bambini. La
Strategia impegna le Nazioni Unite a stimolare e coordinare gli sforzi di Governi, organizzazioni,
imprese e società civile per il miglioramento della salute delle donne e dei bambini di tutto il
mondo. Perché abbia successo, la Strategia richiede il contributo di tutti, cittadini comuni e addetti
ai lavori. Tutti possono dare un contributo che, sommato a quello degli altri, può risultare
determinante. La ‘Carta del bambino nato prematuro’, nata dalla collaborazione tra Associazioni
di genitori, Comunità Scientifica e impresa privata è un esempio concreto di come la Strategia
possa essere messa in atto perché, come afferma Ban Ki-moon “è adesso il momento di unire
le forze in un impegno congiunto” per migliorare la vita delle donne e dei bambini di tutto il
mondo rategia Globale per la Salute delle Donne e dei Bambini. La Strategia impegna le Nazioni
Unite a stimolare e coordinare gli sforzi di Governi, organizzazioni, imprese e società civile per
il miglioramento della salute delle donne e dei bambini di tutto il mondo. Perché abbia successo,
la Strategia richiede il contributo di tutti, cittadini comuni e addetti ai lavori. Tutti possono dare
un contributo che, sommato a quello degli altri, può risultare determinante. La ‘Carta del bam-
guito e perseguito anche da altri Paesi, con l’augurio di arrivare così un giorno a realizzare una
vera sinergia a livello internazionale, finalizzata a migliorare la salute del bambino prematuro
e ad assicurare un adeguato sostegno socio-sanitario alle famiglie.
La ‘Carta dei diritti del bambino nato prematuro’ rappresenta la pronta risposta italiana alla
‘call to action’ del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che il 22 Settembre
2010 ha presentato all’Assemblea Generale dell’ONU la Strategia Globale per la Salute delle
Donne e dei Bambini. La Strategia impegna le Nazioni Unite a stimolare e coordinare gli sforzi
di Governi, organizzazioni, imprese e società civile per il miglioramento della salute delle donne
e dei bambini di tutto il mondo. Perché abbia successo, la Strategia richiede il contributo di
tutti, cittadini comuni e addetti ai lavori. Tutti possono dare un contributo che, sommato a
quello degli altri, può risultare determinante. La ‘Carta del bambino nato prematuro’, nata dalla
collaborazione tra Associazioni di genitori, Comunità Scientifica e impresa privata è un esempio
concreto di come la Strategia possa essere messa in atto perché, come afferma Ban Ki-moon
“è adesso il momento di unire le forze in un impegno congiunto”
per migliorare la vita delle donnee dei bambini di tutto il mondo.
1.
Prevenzione
della
prematuritàDEFINIZIONE
Il termine prematurità è molto generico e si riferisce a tutte le
condizioni che indichino una nascita avvenuta prima del termine
completo della 37^ settimana di gestazione, e cioè prima del
259° giorno, a partire dalla comparsa dell’ultimo ciclo mestruale.
Secondo le raccomandazioni pubblicate dalle Società Scientifiche
andrebbero utilizzati i termini più appropriati di “gravidanza pretermine”,
“parto pretermine”, “nato pretermine”, “nato a termine”,
“nato post-termine”, ecc.
I nati pretermine vengono così classificati :
CLASSIFICAZIONE DEI FETI - NEONATI PRETERMINE SECONDO ETA' GESTAZIONALE E PESO
Definizione Età gestazionale Peso corporeo
(settimane e giorni) (grammi)
Estremamente pretermine 22 sett + 0 gg 27 sett + 6 gg < 1.000 gr
Molto pretermine 28 sett + 0 gg 31 sett + 6 gg 1.000 – 1.499 gr
Lievemente pretermine 32 sett + 0 gg 36 sett + 6 gg 1.500 -2.499 gr
“Late preterm”
cioè quasi a termine 34 sett + 6 gg 36 sett + 6 gg indifferente
A questa classificazione corrisponde una differenza statisticamente
significativa nella distribuzione della frequenza e della
gravità delle possibili malattie della prematurità. Tuttavia, ogni
caso è a sé stante.
Per prevenzione si intende qualsiasi strategia e/o atto che miri
ad eliminare una causa di malattia o ad allontanare l’individuo
da un fattore o condizione di rischio o a contenere eventuali danni,
nel caso in cui il rischio abbia manifestato i suoi effetti.
Nella pratica si distinguono i seguenti tre livelli di prevenzione.
• Prevenzione primaria:
è la più efficace, in quanto mira ad allontanaree ad eliminare la causa. Nel campo della prematurità
è di difficile attuazione, per l’estrema molteplicità delle cause
concomitanti.
NEONATO PREMATURO
Neonato ad alto rischio perinatale in
quanto nato prima del completamento
della 37^ settimana di gravidanza. La
nascita pretermine impedisce a molti organi
ed apparati di raggiungere la maturità
fisiologica e tutte le competenze atte
ad affrontare l’ambiente extra-uterino.
NEONATO “LATE PRETERM”
È il nato pretermine che, nonostante
nasca nelle tre ultime settimane che
precedono la soglia della maturità, è ancora
esposto a rischi perinatali maggiori
rispetto al nato a termine
1.
Prevenzione
della prematuritàOBIETTIVI DELLA PREVENZIONE
Primaria
- eliminare o allontanare dalsoggetto la causa
Secondaria
- contenere gli effetti causatidalla malattia: è l’obiettivo quotidiano
delle terapie intensive neonatali
Terziaria
- è affidata alla riabilitazione4
4
4
4
• Prevenzione secondaria:
mira a limitare e, ove possibile correggere, gli effetti negativicorrelati a fattori di rischio divenuti concreti. Assorbe la maggior parte delle risorse impiegate
a partire dalla diagnosi di minaccia di parto pretermine o in corso di terapie intensive riservate
al nato pretermine.
• Prevenzione terziaria:
comprende i programmi riabilitativi attuati in favore dei bambinicon esiti invalidanti.
EPIDEMIOLOGIA
A fronte degli indubbi progressi fatti e dei successi ottenuti nell’area
materno-infantile, la prevalenza delle nascite pretermine
non mostra alcuna tendenza alla riduzione nel tempo, anche
per l’insorgenza di condizioni materne e gravidiche nuove: la
fecondità delle donne in età più avanzata, l’offerta dei percorsi
della procreazione medicalmente assistita (PMA) e i moderni trattamenti di malattie materne,
un tempo ritenute incompatibili con la gestazione. Le PMA in particolare comportano quasi
sempre il trasferimento in utero di più di un ovulo fecondato, fatto che comporta il raggiungimento
di un tasso di natalità gemellare prossimo al 50 per cento. Per contro, la percentuale
delle gravidanze gemellari naturali non supera l’1 per cento.
Attualmente le nascite pretermine in Italia rappresentano il 6,9
per cento della natalità totale, riferita ai nati vivi. Tra i 40 mila
bambini nati ogni anno prima della 37^ settimana di gestazione,
5.600 presentano un peso corporeo alla nascita inferiore
a 1.500 grammi e devono essere assistiti in maniera particolare,
per incidere in misura determinante sull’andamento della mortalità
nel primo mese di vita. Un’altra categoria a rischio elevato
è quella dei gemelli, soprattutto in caso di gravidanza trigemina.
Si deve infine tener presente che la patologia dei nati pretermine
contribuisce in misura superiore al 90 per cento al tasso
di mortalità infantile, cioè dei soggetti deceduti nel primo anno
di vita, ma i suoi effetti negativi hanno ricadute che possono
andare ben al di là di questo periodo. Infatti, ancor oggi si regi-
INCIDENZA DELLA PREMATURITÀ
• Paesi europei: 5-10% dei nati vivi
• Italia: 6,9% dei nati vivi
• Tra i gemelli il tasso di nascita pretermine
raggiunge 30%
RAPPORTO TRA PREMATURITÀ E
MORTALITÀ INFANTILE (età 1-365 giorni)
• In Italia la mortalità nel primo anno di età è
pari a 3,7 %
• Il 71,2% della mortalità infantile è dovuta ai
decessi in età neonatale (1-28 giorni d’età)
• Oltre 90% di questi decessi colpisce soggetti
nati pretermine
DISABILITA’ NEL NATO PRETERMINE
• Grave: 0,2-0,5% dei nati vivi
• Moderata: 2,4% dei nati vivi
• Lieve: 10-15% dei nati vivi
• Grave nei nati di età gestazionale tra 22 e
31 sett. : 8,2%
strano percentuali di grave disabilità di origine perinatale, oscillanti tra lo 0,2 e lo 0,5 per cento
dei nati vivi; anche le forme meno gravi comportano un impegno di risorse umane ed economiche
di entità rilevante, tanto per la famiglia che per la società.
STRATEGIE GENERALI DI PREVENZIONE
La prevenzione della nascita pretermine comporta un impegno
che si articola innanzitutto in programmi di controlli universali
delle condizioni di rischio, che vengono proposti prima
della gravidanza a tutte le donne. In ogni Paese europeo
viene proposto alle gravide uno screening da avviare in genere
tra l’ottava e la decima settimana di gestazione. A partire
da tali indicazioni, ogni Paese, Regione, Istituzione
predispone visite ostetriche, esami di laboratorio, ecografie
ed altri accertamenti diagnostici.
La gravida deve usufruire di un piano di cura mirato a contenere
l’entità del rischio o a limitarne gli effetti negativi. Le
gravidanze a rischio elevato godono di congedi particolari e
di percorsi assistenziali ospedalieri e territoriali indicati da
specifiche Linee Guida licenziate dalle società scientifiche.
Come in altri campi della prevenzione, anche in quello del
parto pretermine si impone un’attenta valutazione del rapporto
costo/efficacia. Guadagnare giorni di gestazione in
caso di minaccia, determina un risparmio economico notevole.
Infatti, la minaccia di parto pretermine è correlata a
lunghe degenze materne per patologia gravidica; questa
condizione inoltre non è solo un’importante causa di mortalità
perinatale e neonatale, ma rappresenta anche la causa
più frequente di ricovero in Unità di Terapia Intensiva. È importante
infine tener conto delle pesanti ricadute sull’ambiente
familiare del ricoverato e del disabile, oltre che di quelle di natura economica e sociale
per la collettività.
Infatti, nonostante sia aumentato il numero dei sopravvissuti, il tasso di disabilità derivante
SCREENING PRENATALI
• In Europa avvio degli screening tra la 6^
settimana (Danimarca) e la 16^ settimana
(Austria)
• In Italia le indicazioni alla diagnosi prenatale
sono indicate nel D.M. 10.09.1998 e norme
seguenti
1.
Prevenzione
della prematuritàGRAVIDANZA A RISCHIO
• Lo screening è mirato al riconoscimento
delle cause più frequenti di rischio di prematurità:
ipertensione, infezioni, anomalie
utero-placentari, malformazioni, ecc
• Individuata la presenza di un rischio, nel singolo
caso si avvia un piano assistenziale di
prevenzione secondaria per contenere gli effetti
indesiderati
ANALISI DEI COSTI PER NEONATI
• Costo per sopravvissuto
a 23 sett e.g. è 336.530 €
• Costi per sopravissuto
a 28 sett e.g. è 136.082 €
• Costi per sopravissuto
a termine è 51.169 €
dalla condizione di nato pretermine, con peso corporeo molto
basso e/o con età gestazionale inferiore alle 32 settimane, è
tale da mantenere pressoché costante la frequenza delle disabilità
più gravi.
I costi, calcolati non solo in base alle spese sanitarie dirette,
ma comprendenti anche l’impegno assistenziale globale e a
distanza (giornate di lavoro perse dai caregiver, riabilitazione,
aiuto scolastico, ecc.), devono rientrare nella valutazione globale
della qualità di vita dei sopravvissuti.
In particolare, la valutazione predittiva degli anni di vita attesi,
del livello di qualità di sopravvivenza, dell’impatto sociale e
lavorativo, è difficile da effettuare in un soggetto che è solo all’inizio
di un lungo percorso di vita.
Attualmente, a sopravvivere è oltre il 95 per cento dei nati con
peso superiore a 1.000 grammi e/o di età gestazionale superiore
alle 31 settimane; le percentuali di sopravvivenza nei nati
a 23-24 settimane invece oscillano tra l’8 e il 25 per cento.
Tra i sopravvissuti dei nati a 23-24 settimane, la disabilità grave
interessa circa il 25 per cento dei soggetti, quella di grado
medio un altro 25 per cento e quella lieve il 30-35 per cento.
Poiché la riduzione progressiva della mortalità neonatale nelle
diverse fasce d’età gestazionale e di peso alla nascita, si accompagna
anche alla riduzione delle disabilità di grado più
grave, l’andamento del suddetto tasso, valutato per classi di
peso ed età gestazionale, mantiene nel corso degli anni un
alto valore predittivo dell’efficienza dei servizi e dell’efficacia
delle cure perinatali.
Il follow-up periodico, a partire dal momento della dimissione
e da proseguire almeno sino all’età di 6-8 anni, è ineludibile
in quanto atto dovuto al bambino e strategia fondamentale
da affiancare alla presa in carico ed al controllo assiduo da
parte del pediatra del bambino.
COSTI AGGIUNTIVI
Alle spese sanitarie correnti devono essere aggiunti
i costi relativi a:
• giornate di lavoro perso
• spese per trasferimenti
• spese per presidi speciali
• riabilitazione e supporti caregiving
• supporti educativi
• pratiche burocratiche
QUALITA’ DI VITA DEI NATI PRETERMINE
SOPRAVVISSUTI
• Non può essere valutata soltanto con le categorie
di pensiero e di giudizio degli adulti
sani
• È importante il livello di soddisfazione
espresso dai genitori e dal disabile
• La letteratura è ricca di contributi valutativi
espressi in età ormai adulta dai nati pretermine
con disabilità
• Praticamente non determinabili le Qaly
(Quality Adjusted Life Years)
RUOLO DELLA STATISTICA
I tassi di mortalità neonatale italiani nelle classi
di età gestazionale a maggior rischio sono tra i
più bassi del mondo. Attualmente i tassi di disabilità
severa sono pari a:
Età gestazionale Percentuale
23 sett 42,9%
24 sett 21,4%
25 sett 16,3%
26 sett 14,1%
27 sett 10,3%
28 sett 7,1%
Il follow-up rappresenta infatti la base della valutazione del
livello e della qualità dei trattamenti offerti dai servizi coinvolti,
compresi quelli extra-ospedalieri.
Tenuto conto della dispersione dei servizi territoriali, è fortemente
raccomandata una stretta collaborazione tra il centro
di riferimento ospedaliero e gli altri servizi coinvolti nel
follow-up.
STRATEGIE DI PREVENZIONE MIRATE A SECONDA DELLE CAUSE
Le strategie generali di prevenzione della nascita pretermine
devono ovviamente tener conto della classificazione eziologica,
sebbene una consistente quota di queste nascite si registri
tra gestanti esposte a rischi non individuabili o, a volte, difficilmente
quantizzabili (particolari stili di vita materni, abusi o
carenze nutrizionali, disagio sociale, esperienze lavorative incongrue
ecc.).
Quelle elencate di seguito sono le condizioni che ricorrono più
frequentemente.
Precedenti anamnestici:
precedenti gravidanze con esitoin decesso fetale o neonatale, in parto pretermine, in complicanze
ostetriche, ecc.; condizioni di rischio sociale (povertà,
denutrizione o condizioni igieniche precarie) o individuale (età
<17 anni o >40 anni), familiarità per parti gemellari.
Cause materne:
gravi malattie della madre – generali o patologiad’organo – persistenti in gravidanza, oppure patologie
della gravidanza (gestosi, placenta previa, distacco di placenta, rottura prematura precoce delle
membrane amniotiche), gravidanza in età adolescenziale.
Cause fetali:
rallentata crescita intrauterina, gemellarità, patologie funicolari, malformazioni.Le Società scientifiche e la letteratura scientifica propongono protocolli diagnostico-terapeutici
mirati all’individuazione precoce e al contenimento dei rischi di parto pretermine. Raramente
una condizione di minaccia è sostenuta da un’unica causa; in genere le cause sono molteplici.
1
Prevenzione
della prematuritàOBIETTIVI DEL FOLLOW-UP
• È indispensabile per valutare il livello e la
qualità dell’assistenza
• È fondamentale per identificare bisogni
emergenti
• È motivo di incontro e di confronto tra gli
stakeholder
• Orienta i genitori sull’evoluzione delle cure
e sui bisogni di accudimento del figlio
INDICAZIONI MINISTERIALI GRAVIDANZA
• D.M. 24.04.2000 applicativo del PSN Progetto
Obiettivo Materno-Infantile
• Definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza
(LEA) (DPCM 29.11.2001), e successiva
normativa
• PSN 2006-2008 punto 5.1 “La salute nelle
prime fasi di vita, infanzia ed adolescenza”
• “Linee di indirizzo per la promozione ed il
miglioramento della qualità, della sicurezza
e dell’appropriatezza degli interventi
assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione
del T.C.” Min. Salute 2010
• Protocolli specifici: AIDS, ecc.
• Prestazioni specialistiche e diagnostiche
con esenzione ticket ID.M. 10.09.1998 e
successive integrazioni.
In alcuni casi il ginecologo si adopera per far proseguire quanto più a lungo possibile la gestazione,
nel tentativo di guadagnare settimane a beneficio della maturazione del feto; in altri
casi invece deve prendere la decisione di interrompere la gravidanza per la presenza di un elevato
rischio materno-fetale o per sottrarre il feto ad un ambiente non più consono ai suoi bisogni.
Condizioni di minaccia di parto pretermine affrontate con strategie conservative
Le gravidanze con minaccia di parto pretermine di varia origine,
possono essere trattate in maniera efficace e con risultati
favorevoli tanto per la gestante che per il feto, senza incorrere
nel rischio di eventi indesiderati correlati ai trattamenti. Queste
condizioni a rischio comprendono la minaccia di parto pretermine
isolata, l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito di
media gravità, la placenta previa, alcune gravidanze multiple.
In questi casi è assolutamente necessario un attento monitoraggio
delle condizioni del feto, al fine di individuare tempestivamente
rallentamenti della crescita intrauterina e/o
malessere fetale.
Condizioni di patologia ostetrica che comportano l’induzione attiva del parto pretermine
L’ostetrico ricorre all’induzione attiva del parto pretermine in
alcuni casi di grave malattia materna (diabete gravemente
scompensato, gestosi pre-eclamptica, aritmia fetale da patologia
materna autoimmune, traumatismo grave, ecc.), di
sofferenza fetale (grave ritardo dell’accrescimento fetale, sofferenza
ipossica acuta o subacuta, infezioni ecc.) o in presenza
di alcune complicanze utero-placentari (distacco placentare,
polidramnios o oligoidramnios, minaccia di rottura d’utero,
ecc).
La decisione di interrompere la gravidanza è condizionata dall’età gestazionale e/o da situazioni
di emergenza.
MINACCIA DI PARTO PRETERMINE
TRATTAMENTI CONSERVATIVI
• La corretta condotta ostetrica della minaccia
di parto pretermine deve comprendere
un attento monitoraggio dello stato di benessere
del feto: cardiotocografia, ecografie
seriate, ecc
• Il riposo a letto della gravida continua ad
essere la strategia più efficace
• Il 40% delle minacce trattate esita in parto
a termine
MINACCIA DI PARTO PRETERMINE
INDUZIONE DELLA NASCITA
• La salvaguardia della salute della gravida è
prioritaria
• Per la prognosi è spesso determinante l’intervallo
di tempo che intercorre tra la decisione
ostetrica di intervenire e la nascita
• La decisione deve tener conto di un attento
bilancio tra risultati attesi e rischi aggiuntivi
legati al parto
Particolari aspetti delle infezioni in corso di gravidanza
Un cenno a parte merita la crescente rilevanza attribuita agli
agenti infettivi che, attraverso la vagina, raggiungono la cavità
uterina (corioamnioniti) e alle infezioni delle vie urinarie.
Le difese immunitarie dell’ambiente vaginale sono in genere
particolarmente efficaci e, solo in particolari circostanze -difese
immunitarie ridotte o elevata carica batterica accompagnata
da particolare virulenza - si può determinare una
vaginosi batterica o un’infezione vaginale. Le malattie vaginali
e sessualmente trasmesse sono in aumento (
fonte: Osservatoriomalattie sessualmente trasmesse dell’Istituto
Superiore di Sanità, Osservatorio Assessorato Regione Lombardia
et al.), soprattutto nella fascia di donne in età fertile
e tra le giovani dai 16 ai 24 anni. Vi è scarsa percezione da
parte delle giovani ma anche delle istituzioni, dei media e
dei medici, a volte degli stessi ginecologi, circa il ruolo giocato
dalle malattie sessualmente trasmesse (sifilide, gonorrea,
clamidia, ureaplasma, HIV, HPV) nell’influenzare il futuro riproduttivo.
Di particolare rilievo è la correlazione tra infezioni vaginali e parto pretermine. È
stato infatti dimostrato il rapporto causale tra infezioni da clamidia, ureaplasma, gonorrea, sifilide,
HIV, HPV e parto pretermine. In genere la vaginosi batterica (affezione vaginale caratterizzata
dalla perdita della normale eubiosi della flora batterica vaginale, a favore di colonie di
batteri patogeni) è una variabile indipendente di maggior rischio di parto prematuro/pretermine.
Non è chiaro il ruolo della profilassi farmacologica, che viene talora sconsigliata durante
il primo trimestre, per il rischio teratogeno che comporta, anche se vi è qualche esperienza clinica,
in pazienti fortemente compromesse dal punto di vista immunitario (quali le donne con
infezione da HIV e conta dei CD4 inferiore a 200 cellule/μL.), che ha dimostrato una riduzione
del rischio di parto pretermine, dopo terapia antibiotica.
La terapia antibiotica delle infezioni vaginali non è semplice e deve rispondere a particolari requisiti:
non deve essere teratogena, deve essere precoce e deve essere mirata. Amoxicillina,
eritrocina e clindamicina sono alcuni degli antibiotici utilizzati con grande prudenza nella terapia
delle infezioni vaginali in gravidanza.
1
Prevenzione
della prematuritàIL RUOLO DELLE INFEZIONI
NEL PARTO PRETERMINE
• Il parto pretermine è causa di morbilità e
mortalità perinatale
• Non esiste un mezzo efficace per predire e
prevenire il parto pretermine idiopatico
• È dimostrato il ruolo delle infezioni batteriche
e virali (fino al 30% dei parti pretermine)
nella eziopatogenesi del parto
prematuro/pretermine (alcune ricerche
hanno dimostrato la presenza di vaginosi
batterica in percentuali vicine al 15% delle
gravidanze. Il rischio di aborto o parto pretermine
può essere anche 5 volte più frequente)
• L’infezione vaginale può essere diagnosticata
prima del parto mediante esami di laboratorio
In alcune popolazioni si segnalano alte percentuali di malattie a trasmissione sessuale, che esitano
spesso in parto pretermine, soprattutto nelle donne al di sotto dei 25 anni. Purtroppo non
c’è ancora una sufficiente percezione del rischio comportato da queste infezioni nell’indurre
un’evoluzione patologica della gravidanza e nello scatenare il parto pretermine.
Messaggi chiave
1. Le infezioni vaginali sono in forte aumento e si correlano in
percentuale elevata (circa il 30%) al parto pretermine
2. Alcuni Paesi hanno registrato un aumento dei parti prematuri;
tale fenomeno potrebbe essere correlato all’aumento
delle gravidanze gemellari. Sotto accusa anche l’aumento
delle infezioni vaginali e, in particolare, l’epidemia di clamidia.
3. È necessario individuare le popolazioni a maggior rischio di
parto pretermine e di infezioni vaginali per proporre loro la diagnosi precoce (pre-gravidanza
o nella fase precoce della gravidanza) e, se indicato e sotto controllo di un ginecologo esperto,
procedere al trattamento, da riservare in particolare a:
a. giovani e adolescenti
b. immigrate
c. immunodepresse
d. donne con comportamenti sessuali a rischio
e. donne che fanno abuso di sostanze notoriamente nocive
4. Non vi è sufficiente consapevolezza circa la pericolosità delle infezioni vaginali e della loro
correlazione con il parto prematuro. Per individuare i soggetti a rischio, è necessario sensibilizzare
gli operatori, i media e le istituzioni
5. Il costi sanitari e sociali delle infezioni vaginali, non riconosciute tempestivamente e non
trattate, e quindi del parto prematuro, sono elevatissimi, superiori ai costi della prevenzione
e della informazione
MALATTIE SESSUALMENTE
TRASMESSE E PREMATURITA’
• Si raccomanda una campagna di informazione
ad hoc
• Il riconoscimento delle infezioni gravidiche
gioca un ruolo determinante sul destino del
figlio e della famiglia
• Le ricadute di tali condizioni a livello economico
e sociale sono considerevoli
STRATEGIE DI CONTENIMENTO DEL RISCHIO DI PARTO PRETERMINE.
Le strategie di prevenzione del parto pretermine richiedono
notevole impegno ostetrico, a partire dalla presa in carico
precoce della gravidanza, con particolare attenzione alle seguenti
condizioni:
• infezioni vaginali e delle membrane amniotiche per il rischio
di rottura delle membrane amniotiche stesse
• turbe circolatorie utero-placentari, quali si verificano ad
esempio in presenza di ipertensione arteriosa, di gestosi,
di vasculopatia diabetica con conseguente liberazione di
fattori inducenti il travaglio
• emorragie placentari dovute a turbe della coagulazione,
traumi o altro
• infezioni materne generali, per lo più di origine batterica, con diffusione nel circolo sanguigno
di germi che raggiungono le membrane amniotiche
• anomalie del collo uterino, sia idiopatiche, sia quali esiti di interventi ostetrici
• contrazioni uterine di natura non evidente, percepite dalla gravida come dolorose e frequenti
Nella pratica quotidiana il monitoraggio transvaginale ecografico e il dosaggio dei fattori umorali
consentono di confermare il sospetto clinico di minaccia di parto pretermine, e quindi di
porre indicazione al trattamento.
Prevenzione
della prematuritàPREVENZIONE DEL PARTO PRETERMINE
• Maggiore informazione sulle norme a tutela
della gravidanza e sulle specifiche raccomandazioni
sull’igiene della gestante
• Valutazione preconcezionale o al primo
controllo in gravidanza dei rischi potenziali
o in atto
• Tempestivo riconoscimento delle condizioni
materno-fetali-annessiali, che comportino
un rischio perinatale elevato
PRINCIPALI MISURE ADOTTATE NELLA LOTTA AL PARTO PRETERMINE
A fronte delle più comuni condizioni di minaccia di parto pretermine le misure adottate, in
senso preventivo o curativo, sono:
• riduzione degli stress collegati ai trasporti di lunga percorrenza e faticosi, dei lavori pesanti
eseguiti in ortostatismo, dei lavoro domestici, delle condizioni di vita in ambienti di lavoro
insalubri
• riposo a letto protratto 24 ore al giorno
• eventuali terapie con farmaci sedativi
• tocolisi farmacologica
• cerchiaggio cervicale
• antibiotici
TRATTAMENTI IN GRAVIDANZA MIRATI A RIDURRE IL RISCHIO DI PATOLOGIA NEO
NATALE DELLA PREMATURITÀ
I più comuni trattamenti prenatali atti a prevenire o a ridurre il rischio di patologia neonatale
tipica del nato pretermine sono:
• terapia corticosteroidea: somministrata alla madre almeno
36 ore prima dell’evento nascita, per ridurre il rischio di insufficienza
respiratoria nel neonato
• terapia antibiotica: viene utilizzata sia per contenere gli effetti
negativi delle infezioni ascendenti materne, sia per ridurre
o contenere il rischio di infezioni neonatali da
streptococco di gruppo B, da toxoplasma, da clamidia e altre
• trattamenti neurologici: quali quelli a base di antiepilettici, metadone, ansiolitici, che richiedono
dosaggi personalizzati e monitoraggio frequente
TRATTAMENTI MATERNI PRENATALI
• Corticosteroidi (betametasone, desametasone)
• Antibatterici, antivirali, antiparassitari
• Ormoni
• Antiepilettici
• Metadone
2.
Assistenza
al
neonatoprematuro
La prematurità pone sul piano assistenziale tre ordini di problemi:
• Il primo è relativo all’
adattamento alla vita extrauterinadi un organismo non attrezzato
• Il secondo è dovuto all
’impatto che la causa della prematuritàpuò avere sullo stato di salute del neonato
• Il terzo è rappresentato dai
numerosi fattori di rischiopresenti in un ambiente decisamente ostile, qual è quello
fortemente medicalizzato delle terapie intensive, che inevitabilmente
influenzano sia le condizioni del neonato in
fase acuta, che le prospettive evolutive dell’intero organismo
in seguito
L’evoluzione delle cure neonatali, osservata negli ultimi decenni,
ha portato all’introduzione di una serie di interventi
assistenziali, che si sono concretizzati nelle misure di rianimazione
primaria, nell’inserimento di metodiche di ventilazione
‘gentili’, nell’attenzione all’impiego dell’ossigeno, nelle
misure di prevenzione e trattamento degli eventi infettivi,
nella sempre più estesa conoscenza della farmacologia neonatale
e nell’introduzione delle misure di care, con il risultato
di una consistente riduzione della mortalità del neonato pretermine,
per tutte le età gestazionali considerate. Ed è un
dato ormai acquisito che la sopravvivenza, a partire dalla 32^
settimana di gravidanza, è sovrapponibile a quella di un neonato
a termine. Un risultato, questo, impensabile solo fino a dieci anni fa.
La conseguenza più evidente dell’aumentata sopravvivenza è la selezione di una popolazione
di individui a rischio attuale o potenziale per tutta una serie di condizioni patologiche (in particolare
di tipo neurologico – sensoriale), correlate alla nascita pretermine di per sé, alle patologie
sovrapposte e alle terapie praticate. Tali esiti negativi si concentrano in particolare nella
categoria di soggetti di età gestazionale uguale o inferiore alle 32 settimane e/o con peso alla
nascita inferiore ai 1.500 grammi.
2.
Assistenza
al neonato prematuroNascere prima del tempo comporta
un aumentato rischio di :
• Disfunzioni d’organo, dall’assoluta impreparazione
a vivere l’evento della transizione
imposto dalla nascita, alle patologie respiratorie,
cardiovascolari, neurologiche, renali,
oftalmologiche, nutrizionali ed
immunologiche
• Patologie dovute a causa della prematurità,
quali le infezioni intrauterine ed il ritardo
di crescita intrauterino
• Patologie dovute all’ambiente extrauterino,
quali destabilizzazioni in corso di ricovero,
patologie neurosensoriali a distanza principalmente
legate all’immaturità anatomo
– funzionale del cervello neonatale
Le maggiori misure di difesa
del nato pretermine:
• Profilassi steroidea prenatale
• Nascita in strutture assistenziali di III livello
(nascita inborn)
• Uso del surfactant endotracheale
• Prevenzione delle infezioni nosocomiali
• Introduzioni delle misure di care
Ne consegue che, proprio a causa dell’aumentata sopravvivenza,
il problema delle sequele neurologiche del neonato pretermine
sia diventato di fatto un rilevante problema di salute
pubblica e che, il contenimento degli esiti, più che l’ulteriore
diminuzione della mortalità, debba porsi come l’obiettivo centrale
dell’assistenza intensiva neonatale.
Il raggiungimento di questo obiettivo presuppone la presa coscienza
dello stadio di maturazione del cervello neonatale in
funzione del grado di prematurità e l’individuazione degli
eventi perinatali che ne possano turbare la normale evoluzione.
Il compito della moderna assistenza perinatale è quello di individuare,
e ove possibile eliminare, da un lato i fattori prenatali
che predispongono al danno neurologico, e dall’altro quello
di evitare, contenere e correggere i numerosi e complessi fattori di rischio post-natali.
L’assistenza in terapia intensiva si traduce pertanto in un attento e continuo controllo dei fattori
di rischio medico (stabilizzazione cardio–respiratoria, sorveglianza emodinamica, protezione
termica, programma nutrizionale, controllo infettivologico) ed ambientale.
In particolare questi ultimi, rappresentati da stimolazioni visive, uditive, tattili, dolorifiche cui
il neonato pretermine è generalmente sottoposto, sconosciute nella loro qualità ed intensità
al feto, sono da tempo considerati un fattore di rischio considerevole del normale processo di
maturazione delle funzioni cerebrali.
Ne è scaturita la teorizzazione che l’ambiente al quale il neonato pretermine è abnormemente
esposto, vada modificato in funzione delle fasi e delle caratteristiche del livello maturativo raggiunto
dal singolo individuo e vada quindi adattato alle esigenze funzionali e contestuali, attraverso
una serie di misure, scelte dal personale assistenziale e dai genitori, in base a quanto
il neonato stesso richiede.
Il presupposto è lo sviluppo della capacità di comprensione delle specifiche esigenze del neonato,
la scelta della misura ritenuta più idonea e la rivalutazione delle modifiche indotte.
Sono questi i principi della ‘care’, che comprende una serie di interventi o misure i cui termini
La nascita pretermine, soprattutto nell’intervallo
temporale compreso tra la 24^ e la 32^
settimana di età post–concezionale, trova il
cervello neonatale in una fase caratterizzata
da intensi fenomeni evolutivi.
Tali fenomeni possono essere fortemente condizionati
dall’esposizione a fattori ambientali
quali l’ipossia, l’ischemia, il possibile deficit
degli ormoni tiroidei, i fattori genetici, il deficit
di crescita intrauterina, le infezioni materne,
la produzione di radicali liberi ossigeno–derivati,
l’uso di farmaci proprio della fase intensiva
delle cure neonatali e persino l’esposizione
alla luce, al rumore, a stimoli dolorifici ed alle
semplici manipolazioni assistenziali.
inglesi sono ormai entrati nel linguaggio comune, quali ‘Minimal
handling’, ‘Clustering care’ o ‘Gentle handling’ e ‘Postural
care’. Esse hanno come obiettivo la riduzione di tutte le sorgenti
di stress e quindi dei comportamenti compensatori negativi,
oltre alla promozione delle competenze di
autoregolazione per garantire una normale organizzazione
della motricità, degli stati comportamentali e delle capacità
relazionali.
Sebbene la maggior parte di queste conclusioni derivino da
studi osservazionali o da trial controllati e randomizzati di
piccole dimensioni, tali aspetti delle cure neonatali assumono
la stessa valenza assistenziale delle più avanzate metodiche di terapia intensiva e vanno adottati
dal personale medico e infermieristico, attraverso continui programmi di ‘sensibilizzazione’ sul
campo.
La moderna terapia intensiva neonatale si configura oggi
come un insieme di misure di difesa della sopravvivenza, che
si coniugano con le misure di protezione della normale evoluzione
neurologica. A sua volta, tutto ciò richiede l’integrazione
con le misure di follow–up diagnostico–terapeutico
cui è affidato, una volta superata l’epoca neonatale, il compito
dell’ ulteriore valorizzazione della qualità di vita.
Da queste considerazioni scaturiscono le inderogabili esigenze
del nato pretermine che deve poter disporre:
• di una Rete assistenziale di sorveglianza della gravidanza,
al fine di prevenire la comparsa di rischi materno–fetali
ed al fine di individuare tempestivamente quelli ormai in
essere, che vanno affidati alle cure di centri specialistici
• di Centri di III livello con le caratteristiche di Unità di Medicina Perinatale, nei quali trovino
integrazione competenze ostetriche e neonatologiche, al fine di raggiungere l’assistenza più
avanzata delle più gravi patologie della gravidanza e del neonato
• di un Esperto in rianimazione del neonato pretermine, per ridurre i rischi connessi ai primi
2.
Assistenza
al neonato prematuroLe misure di ‘care’ portano a:
• minor fabbisogno di ossigeno
• minore durata della ventilazione meccanica
• minor numero di crisi di apnea
• periodi più brevi di alimentazione per gavage
• miglior organizzazione comportamentale
• minor durata dell’ ospedalizzazione
• acquisizione più rapida delle tappe neuroevolutive
• miglior interazione con l’ambiente
I tre obiettivi principali delle
“cure di seguito“ (follow–up):
• Assicurare al bambino ed alla famiglia la
continuità dell’osservazione e delle cure
negli anni
• Soddisfare l’esigenza di conoscere l’esito
delle scelte diagnostico–terapeutiche adottate
in fase critica
• Raccogliere informazioni sugli esiti sia di
centro, che di comunità, per giungere ad
una valutazione delle necessità assistenziali
di seguito, alla realizzazione di percorsi assistenziali
speciali ed al soddisfacimento di
specifiche esigenze di ricerca
minuti di vita e liberare finalmente questa fase dell’assistenza dall’improvvisazione e dal
pressappochismo, di Terapie Intensive Neonatali in numero adeguato, situate in complessi
ospedalieri dotati di servizi di III livello, ospitate in ambienti completamente a norma (per
dimensioni, impianto di condizionamento, impianto elettrico), dotate di attrezzature adeguate,
sottoposte a manutenzione e controlli continui, dotate di personale medico in numero
congruo, particolarmente qualificato ed aggiornato e di personale infermieristico in numero
tale da assicurare il giusto rapporto infermiere/paziente
• della presenza libera dei genitori all’interno delle Unità Ospedaliere di Terapia Intensiva
• di centri di follow–up dedicati, collegati da un lato alle Terapie Intensive Neonatali e dall’altro
ai servizi territoriali ed ospedalieri di diagnosi, cura e riabilitazione delle patologie più frequentemente
presentate tali soggetti
• di programmi di assistenza sociale destinati alla correzione dei fattori socio-demografici
legati all’ambiente ed allo stile di vita familiare
• di progetti di didattica finalizzata e di programmi di inserimento sociale
Tutto ciò significa:
• realizzare un’uniforme copertura territoriale con Centri Ostetrico–Neonatologici di III livello
• dismettere tutti i Centri di piccole dimensioni
• uscire dall’equivoco delle U.O. di Pediatria e Neonatologia
• programmare il fabbisogno quali–quantitativo in Neonatologia
• programmare il fabbisogno in Infermieri di area neonatologica
• realizzare i centri di follow–up
• realizzare programmi di assistenza ed inserimento sociale
3.
Accoglienza,
accompagnamento
e
follow-upMigliorare la qualità delle cure riservate al neonato pretermine vuol anche dire umanizzarle,
avendo come obiettivo il massimo rispetto del bambino che vive e cresce in Unità di Terapia Intensiva
e del suo genitore. L’accesso al reparto, garantito ai genitori 24 ore su 24, è un aspetto
ineludibile dell’assistenza al nato pretermine. Superato l’impatto di un ricovero in condizioni
impreviste e in ambienti non familiari, il genitore deve quanto prima avere la sensazione di
‘trovarsi a casa’.
In caso di ricovero della madre in gravidanza per minaccia di parto pretermine, il contatto con
l’équipe neonatologica che si prenderà cura del neonato e la conoscenza della realtà assistenziale
evita, o quanto meno riduce, il traumatico impatto dei genitori con una realtà sino a quel momento
neppure immaginata.
Questi primi contatti del genitore con l’ambiente della Neonatologia
rappresentano un momento molto delicato nell’avvio
e nella strutturazione di una corretta ed efficace
comunicazione tra genitori e operatori, in un contesto di
forte emotività, caratterizzante anche a distanza di tempo
la qualità dell’ambiente che circonda il piccolo. Una comunicazione
di buona qualità è essenziale per la condivisione
dei problemi e contribuisce a migliorare la qualità delle
cure.
Prima del parto
A prescindere dalle situazioni di emergenza, i genitori dovrebbero prendere conoscenza della
realtà ospedaliera in cui vengono a trovarsi. In particolare raccogliendo informazioni dettagliate
sulla struttura e sull’organizzazione della stessa (Carta dei servizi).
Alcuni dati essenziali riguardanti il reparto di Ostetricia e di Neonatologia (numero dei
parti/anno, percentuale dei nati pretermine e numero dei ricoveri, percentuale di gravide e
neonati trasferiti in altra sede per esigenze strutturali o organizzative ecc.), devono essere illustrati
dagli operatori coinvolti nell’assistenza perinatale. In caso di ricovero materno per minaccia
di parto pretermine, una visita guidata in reparto aiuta a prendere coscienza dei possibili
problemi che caratterizzano la prematurità, a memorizzare in una precisa collocazione la realtà
che accoglierà il piccolo e a strutturare un’alleanza con l’èquipe.
3.
Accoglienza, accompagnamento
e follow-upBisogni essenziali del nato pretermine:
• Essere seguito e accudito dalla famiglia in
ogni momento
• Avere sempre accanto i genitori ai quali
viene garantito l’accesso al reparto 24 ore
su 24
• Provare esperienze positive in occasione
dei primi contatti con la mamma e il papà
Al momento della nascita
Già in sala parto o in sala operatoria ostetrica, i genitori hanno
il diritto di vedere e di accarezzare il piccolo, sempre che le sue
condizioni lo consentano. Dopo avere ricevuto le prime sommarie
informazioni, quanto prima è necessario permettere al
padre di stare vicino al bambino, anche in Unità di Terapia Intensiva,
favorendo la precoce formazione di un legame e integrando
le prime informazioni, affinché possa trasmetterle alla
mamma.
Nel dare le prime informazioni alla mamma sull’evoluzione
delle condizioni del piccolo, appena accolto in Unità di Terapia
Intensiva Neonatale, si avvierà un percorso volto a promuovere
l’allattamento naturale, particolarmente coinvolgente per la
madre, sostenendola nelle delicate fasi di avvio della lattazione.
I primi colloqui in Unità di Terapia Intensiva Neonatale
Anche nei contesti logistici e organizzativi più favorevoli, raramente
la mamma è presente all’arrivo del piccolo in Unità
di Terapia Intensiva, ma il padre va incoraggiato ad accompagnarlo.
Di solito, al momento dell’ingresso in reparto si affrontano
col padre i più comuni problemi correlati ai vari gradi della
prematurità: da quelli ossigenativi, alle malformazioni, alla
nutrizione. Considerata l’instabilità clinica, così frequente nelle
prime ore dopo la nascita, non vengono espressi giudizi o impressioni
dettagliate sullo stato del piccolo, in quanto troppo
provvisorie.
Le considerazioni cliniche sono accompagnate da notizie sulla
realtà ambientale che accoglie il piccolo: l’incubatrice, i monitor,
il coinvolgimento attivo dei genitori. Queste informazioni
si intrecciano con le parti del colloquio dedicate all’acquisizione dei consensi riguardanti le
eventuali necessità di trasfondere derivati del sangue, di somministrare vaccini, di applicare
tecniche invasive nell’assistenza, di utilizzare latte di donazione non materno.
La presa in carico del nato pretermine e
della famiglia precede nel tempo l’evento
nascita.
Quando?
• Nel corso dei colloqui di preparazione alla
genitorialità
• Nell’incontro al momento dell’accoglimento
della gravida
• Nell’acquisizione dei requisiti e dell’organizzazione
del reparto
• Attraverso la partecipazione attiva della famiglia
alle tappe che hanno caratterizzato
la gravidanza a rischio
La Promozione dell’allattamento al seno
del pretermine comporta:
• La corretta informazione prenatale sui benefici
del latte materno
• La stimolazione dell’avvio della secrezione
mammaria
• La corretta utilizzazione del latte umano di
banca o di nutrienti alternativi
• Il rispetto delle tappe maturative delle funzioni
di suzione-deglutizione
• Il passaggio graduale dall’acquisizione passiva
per sondino dell’alimento, alla suzione
al seno
Al di là degli obblighi inerenti al diritto all’informazione,
viene riservata grande attenzione al ruolo determinante esercitato
dal papà nella costruzione del nuovo rapporto genitoriale
e nella trasmissione alla mamma delle impressioni
provate e delle informazioni ricevute.
La mamma, informata dai medici e dal padre sull’andamento
delle prime fasi di decorso del piccolo, dovrà poter accedere
alla Unità di Terapia Intensiva non appena le sue condizioni
lo consentano, possibilmente accompagnata dal padre e sostenuta
dall’équipe. Verrà preparata a questa nuova esperienza
– la presa di conoscenza della realtà che accoglie il
bambino, gli effetti della prima osservazione del piccolo, delle
prime carezze – e al raffronto tra la visione diretta del figlio
e l’immagine che le era stata trasmessa dal papà, o che lei
stessa si era costruita attraverso le notizie ricevute dal neonatologo,
dalle nurse o sulla base di una fotografia.
L’accesso all’Unità di Terapia Intensiva Neonatale è un momento
molto desiderato e atteso dalla mamma, ma anche
temuto, a causa delle paure legate all’ impatto con l’ambiente
e per la tensione emotiva indotta dal primo contatto fisico
col bambino in una condizione di estrema fragilità di entrambi.
La presenza del papà e il supporto rassicurante, ma quanto
più possibile discreto, degli operatori sanitari permetteranno
alla mamma di vivere al meglio questo primo incontro in
piena intimità.
In risposta alla domande suscitate da questa forte emozione, verranno date spiegazioni dettagliate
sulle condizioni di salute e sui vari problemi relativi all’assistenza. Non deve essere evitata
un’eventuale domanda dei genitori in merito alla prognosi, ipotizzabile alla luce delle condizioni
del momento, ma è importante fornire risposte ispirate ad un certo ‘ottimismo realista’, commisurato
alle oggettive condizioni del piccolo. È bene delineare il livello di precarietà delle con-
3.
Accoglienza, accompagnamento
e follow-upIl consenso informato
• L’informazione chiara, completa e recepita
senza dubbi è un atto dovuto ai fini dell’acquisizione
del consenso
• Il consenso deve essere richiesto e ottenuto
per ogni atto assistenziale e curativo, e non
soltanto per le pratiche specificamente indicate
dalle leggi
• Lo stato emotivo del genitore condiziona la
comprensione dei problemi ed è determinante
per l’acquisizione del consenso
Elementi favorenti i primi accessi alla
Unità di Terapia Intensiva
• Informazioni sulla prevenzione del rischio
di infezione, illustrando poche regole essenziali
e chiaramente espresse
• Accoglienza 24/24 ore e condivisione dei
momenti di maggiore criticità
• Disponibilità di spazi adeguati e di comfort
per i genitori (poltrone, visibilità, ecc.)
• Indicare gli spazi riservati ai colloqui e ai
momenti di relax
• Evitare regole che impongano la presenza
del genitore accanto al figlio, rispettando limiti
e bisogni
dizioni cliniche che caratterizzano il decorso nei primi giorni di degenza e astenersi da giudizi
più impegnativi, prospettando piuttosto l’importanza del percorso che farà seguito a quel momento,
a quel giorno, a quel ricovero grazie all’alleanza terapeutica instauratasi tra genitori ed
équipe, alla progressiva acquisizione di capacità genitoriali ed alle risorse intrinseche del piccolo,
da riconoscere, valorizzare e coltivare anche in caso di eventuali esiti non desiderati.
Accompagnamento durante la degenza
Man mano che il ricovero va avanti, soprattutto dopo che i genitori abbiano superato le difficoltà
correlate all’impatto con la nuova realtà di coppia e familiare, e abbiano cominciato a progredire
nel loro percorso genitoriale, si formuleranno i primi bilanci di salute nei momenti più appropriati,
una volta consolidati i piaceri ed i vantaggi del contatto fisico col piccolo (kangaroo
mother care o attaccamento marsupiale) e i primi successi nell’allattamento.
Ogni bilancio di salute deve comprendere e sottolineare, oltre alle informazioni sullo stato
clinico ed alle conseguenti spiegazioni in risposta ai motivi di preoccupazione, i progressi fatti
dal bambino, con particolare riferimento agli elementi che stanno ad indicare dei passi avanti
verso l’autonomia respiratoria, la risposta agli stimoli, ecc. Verranno altresì prospettati i supporti
complementari offerti dal fisiatra e dai terapisti dello sviluppo, dagli psicologi e dagli altri specialisti
(oculista, cardiologo, audiologo, neurologo), soprattutto nei casi a prognosi meno favorevole.
Dimissione e follow-up
Man mano che ci si avvicina alla dimissione, i genitori prendono coscienza delle condizioni del
piccolo e delle prospettive prognostiche. L’accudimento da parte della mamma è sempre più
importante rispetto alle cure vere e proprie, somministrate dai vari professionisti, l’affiatamento
con il personale del reparto è consolidato, i ruoli di entrambi i genitori ben definiti: tutto è
pronto per l’ultimo balzo in avanti, la dimissione.
Questo è un momento molto delicato nel quale possono riaffiorare nel genitore dubbi, ansie,
la paura di non essere all’altezza dei compiti in ambito domiciliare, con una sensazione di isolamento,
avendo perso la protezione rappresentata dall’ospedale. Pertanto nei giorni immediatamente
precedenti la dimissione, è importante coinvolgere i genitori in colloqui di gruppo
con gli infermieri, per elaborare con i curanti un programma di assistenza da condividere con
il pediatra di famiglia, attivando, se necessario, i servizi territoriali. Di questo programma è
parte integrante il follow-up, coordinato, almeno in un primo tempo, da chi ha assistito il piccolo
sin dalla nascita e che per i genitori rappresenta il cardine
della continuità assistenziale e la garanzia di non essere
abbandonati.
In questo modo la dimissione non sarà un punto di arrivo,
ma una tappa del percorso verso l’ambiente familiare che,
con modalità differenti da bambino a bambino, condurrà
alla conquista dell’indipendenza e dell’individualità.
Conclusioni
Il nato pretermine chiede di essere assistito da professionisti
preparati e competenti, di essere accudito sin dai
primi giorni da genitori accolti al suo fianco in ambienti
confortevoli, strutturalmente ben attrezzati e di poter
contare su una buona organizzazione.
Chiede di poter usufruire di piani di assistenza commisurati
alle sue necessità e alla sua fragilità, dopo essere stato
proiettato da una nascita pretermine in un ambiente extrauterino
non adeguato alle sue esigenze vitali.
Chiede che venga prestata particolare attenzione all’osservazione e all’ascolto dei suoi segnali
e delle sue sofferenze e di ricevere risposte adeguate.
Chiede di essere accolto amorevolmente, insieme ai suoi genitori, e di essere aiutato con la
massima umanità nei momenti estremi della sua battaglia per la sopravvivenza.
3.
Accoglienza, accompagnamento
e follow-upDimissione appropriata
• La scelta del momento di lasciare l’ospedale
deve essere condivisa, previa valutazione
della situazione familiare
• Un breve soggiorno in family room in cui i
genitori accudiscono giorno e notte il piccolo,
risolve molti problemi del post-dimissione
• Dichiarare la disponibilità per qualsiasi contatto
telefonico nella prima settimana postricovero
è un ottimo ansiolitico per i genitori
• Formulare nei dettagli le prime tappe del
follow-up avendo già contattato i professionisti
in campo, è doveroso
• Aver avviato ogni pratica inerente alle facilitazioni
previste dalla normativa in caso di
disabilità o di particolari condizioni sociali,
è un diritto del bambino
Carta
dei dirittinato prematuro
del
bambino
Questa carta nasce con lo scopo di far riconoscere dalle Istituzioni il diritto prioritario dei neonati
prematuri di usufruire nell’immediato e nel futuro del massimo livello di cure e di attenzioni
congrue alla loro condizione.
È correlato a ciò il diritto-dovere per i genitori, o per chi li rappresenta giuridicamente, di ottenere
a loro beneficio ogni migliore opportunità riferibile allo stato della persona.
Il termine “neonato prematuro” è da riferirsi ad un neonato ad alto rischio perinatale in quanto
nato prima del completamento della 37^ settimana di gravidanza. La nascita pretermine impedisce
a molti organi ed apparati di raggiungere la maturità fisiologica e tutte le competenze
atte ad affrontare l’ambiente extra-uterino.
È da intendersi che ogni diritto si applicherà, per equipollenza e parità, anche al neonato a termine
con patologie richiedenti il ricovero.
Art. 1
Il neonato prematuro deve, per diritto positivo, essere considerato una persona.
Art. 2
Tutti i bambini hanno diritto di nascere nell’ambito di un sistema assistenziale che garantisca
loro sicurezza e benessere, in particolare nelle condizioni che configurino rischio di
gravidanza/parto/nascita pretermine, di sofferenza feto-neonatale e/o di malformazioni ad
esordio postnatale.
Art. 3
Il neonato prematuro ha diritto ad ogni supporto e trattamento congrui al suo stato di salute
e alle terapie miranti al sollievo dal dolore. In particolare ha diritto a cure compassionevoli e
alla presenza dell’affetto dei propri genitori anche nella fase terminale.
Art. 4
Il neonato prematuro ha diritto al contatto immediato e continuo con la propria famiglia, dalla
quale deve essere accudito. A tal fine nel percorso assistenziale deve essere sostenuta la presenza
attiva del genitore accanto al bambino, evitando ogni dispersione tra i componenti il nucleo
familiare.
Art. 5
Ogni neonato prematuro ha diritto ad usufruire dei benefici del latte materno durante tutta la
degenza e, non appena possibile, di essere allattato al seno della propria mamma. Ogni altro
nutriente deve essere soggetto a prescrizione individuale quale alimento complementare e
sussidiario.
Art. 6
Il neonato prematuro ricoverato ha il diritto di avere genitori correttamente informati in modo
comprensibile, esaustivo e continuativo sull’evolvere delle sue condizioni e sulle scelte terapeutiche.
Art. 7
Il neonato prematuro ha il diritto di avere genitori sostenuti nell’acquisizione delle loro particolari
e nuove competenze genitoriali.
Art. 8
Il neonato prematuro ha diritto alla continuità delle cure post-ricovero, perseguita attraverso
un piano di assistenza personale esplicitato e condiviso con i genitori, che coinvolga le competenze
sul territorio e che, in particolare, preveda, dopo la dimissione, l’attuazione nel tempo di
un appropriato follow-up multidisciplinare, coordinato dall’équipe che lo ha accolto e curato
alla nascita e/o che lo sta seguendo.
Art. 9
In caso di esiti comportanti disabilità di qualsiasi genere e grado, il neonato ha il diritto di ricevere
le cure riabilitative che si rendessero necessarie ed usufruire dei dovuti sostegni integrati
di tipo sociale, psicologico ed economico.
Art. 10
Ogni famiglia di neonato prematuro ha il diritto di vedere soddisfatti i propri speciali bisogni,
anche attraverso la collaborazione tra Istituzioni ed Enti appartenenti al Terzo Settore.
Carta
dei diritti del bambino nato prematuro
Advisory
board
AVV. MARTINA BRUSCAGNIN
Presidente, Vivere ONLUS
Martina Bruscagnin è laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Padova e dal 1999
esercita la professione di avvocato in materia civile ed internazionale. Presidente dell’ Associazione
di Coordinamento nazionale delle Associazioni per la Neonatologia “Vivere Onlus”
dalla sua costituzione (maggio 2004) è madre di Giorgia Giuliana, bambina nata pre-termine che oggi
ha otto anni ed è allegra, sorridente e gode di ottima salute.
PROF. CLAUDIO FABRIS
Past President, Società Italiana di Neonatologia (SIN), Membro del Consiglio Superiore di Sanità
Claudio Fabris è laureato presso l’Università di Genova ed ha acquisito la specializzazione
in pediatria, neonatologia e genetica medica presso la stessa Università. Nel 1988 vince il
concorso nazionale per la Cattedra di Neonatologia istituita dall’Università di Torino. In questo ruolo crea
un gruppo di medici e infermiere specializzato nell’assistenza al neonato sano e patologico, realizzando
un nuovo centro il cui filo conduttore è stato l’integrazione delle nuove tecnologie assistenziali, sempre
più sofisticate e meno invasive, con l’umanizzazione e la personalizzazione delle cure, rispettose del neonato
e della sua famiglia – oggi requisito fondamentale per garantire i migliori esiti immediati e a distanza.
È autore di oltre 500 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali. Dall’ottobre
2006 all’ottobre 2009 è stato Presidente della Società Italiana di Neonatologia. Nel gennaio 2010 è stato
nominato Membro del Consiglio Superiore di Sanità.
PROF. PAOLO GILIBERTI
Presidente, Società Italiana di Neonatologia (SIN)
Paolo Giliberti è laureato con lode in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di
Napoli e ha conseguito le specializzazioni in Pediatria, in Endocrinologia e malattie del metabolismo
ed in Neonatologia. Dopo un anno presso l’Istituto di Puericultura dell’Università
di Napoli, frequenta, dal 1969 al 1973, la Clinica Pediatrica dell’Università di Zurigo (CH) ed il reparto di
Neonatologia della clinica ostetrica dell’Università di Zurigo (1980-1982). Lavora presso la I Divisione di
Pediatria dell’Ospedale «SS Annunziata» di Napoli fino al 1990, anno in cui diventa Direttore della Divisione
di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’A.O. «V. Monaldi» di Napoli. Dal Maggio 2001 è
direttore di Dipartimento, prima del materno – infantile e successivamente dell’Area Critica. Dall’anno
accademico 1994-1995, è docente presso le Scuole di specializzazione in Pediatria dell’Università Federico
II e della Seconda Università di Napoli. Dal 2009 è Presidente della Società Italiana di Neonatologia.
Advisory board
PROF. FRANCESCO MACAGNO
Past President, Società Italiana di Neonatologia (SIN), Esperto di Area Materno-Infantile (AMI)
Francesco Macagno è laureato in Medicina e Chirurgia ed ha acquisito la specializzazione in
Pediatria e Tisiologia-Malattie polmonari presso l’Università di Genova. E’ professore a contratto
in Neonatologia presso l’Università degli studi di Udine ed è stato direttore della SOC
Patologia neonatale-Terapia intensiva neonatale e direttore del Dipartimento Materno-Infantile dell’Azienda
Ospedaliera-Universitaria S. Maria della Misericordia di Udine sino al dicembre 2009. Negli anni
2000-2003 è stato Presidente della Società Italiana di Neonatologia. A partire dal 1997 è stato chiamato a
far parte di numerose Commissioni ministeriali, collaborando in particolare con il Ministero della Salute
in qualità di esperto di area Materno-Infantile. E’ autore di oltre 400 pubblicazioni scientifiche su riviste
nazionali ed internazionali. In data 1 febbraio 2010 gli è stata conferita la Medaglia d’oro al merito della
Sanità Pubblica.
DOTT. MARIO MERIALDI
Coordinatore Improving Maternal and Perinatal Health Team, Organizzazione Mondiale della
Sanità
Mario Merialdi é laureato presso la Facoltà di Medicina della Università di Parma e specializzato
in Ostetricia e Ginecologia presso la stessa Università. Ha in seguito conseguito un
Master in Sanità Pubblica e un dottorato in Sanità Internazionale e Nutrizione Umana dalla Bloomberg
School of Public Health, Johns Hopkins University di Baltimora, Stati Uniti. Dal 2001 lavora presso l’Organizzazione
Mondiale della Sanità nel Dipartimento di Salute della Riproduzione e Ricerca. Dal 2007 é
Coordinatore del Team “Improving Maternal and Perinatal Health” nello stesso Dipartimento.
PROF. GIORGIO VITTORI
Presidente, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO)
Giorgio Vittori è primario della Divisione di Ginecologia dell'Ospedale San Carlo di Nancy a
Roma. Membro di diverse associazioni, tra cui la Società Europea di Endoscopia Ginecologica
(ESGE), è attualmente Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia nonché
Segretario del Collegio Italiano dei Chirurghi, Socio Onorario della Società di Ginecologia Canadese e Polacca.
È stato docente presso la Clinica Ostetrica e Ginecologica dell'Università di Bari, ha insegnato Chirurgia
Endoscopica Ginecologica presso l'Accademia di Arte Sanitaria di Roma ed è docente di Ostetricia
e Ginecologia presso l'Università di Tor Vergata. Effettua attualmente circa 600 interventi l'anno di chirurgia
ginecologica media e maggiore, per lo più con tecniche endoscopiche, per patologia annessiale,
uterina, endometriosi, aderenziale, dolore pelvico cronico e per tumori.
Si ringraziano tutti i genitori che con la loro partecipazione e testimonianza hanno contribuito a definire
la Carta dei Diritti del Bambino Nato Prematuro.
Un ringraziamento particolare per il loro contributo va alla Dott.ssa Cristina Galavotti, assistente sociale
dell’associata A.P.A.N. di Pisa ed a Fulvio Serasin per le immagini gentilmente selezionate.
Questo Manifesto e la relativa Carta dei Diritti del Bambino Nato Prematuro sono stati fortemente voluti
da Vivere Onlus, il Coordinamento Nazionale che raccoglie e rappresenta le associazioni di genitori di
bambini nati pretermine e a termine e ricoverati in una unità di terapia intensiva neonatale in Italia
Avv. Martina Bruscagnin
Presidente Vivere Onlus
Associazione Parlamentare
per la tutela e la promozione
del diritto alla prevenzione
Con il Patrocinio di:
Con il contributo non condizionato di
Promosso da:
Coordinamento Nazionale
delle Associazioni per la Neonatologia
O N L U S
vivereGrafica
Duemila